Vermeer, la luce e quell’orecchino di perla.

 Johannes o Jan Vermeer, nato nel 1632. Solo trentacinque tele, nessun disegno autenticato, tutti quadri piccoli e che raffigurano la vita quotidiana. Niente follie, nessuna vita esagerata, un buon matrimonio con tanti figli e i soliti problemi economici dovuti alla carenza di committenti e alla lentezza nella realizzazione delle opere.

Più di ogni altra cosa, Vermeer fu pittore di luce. Sembra ormai fuori dubbio che egli usò una camera obscura, l’antenata della moderna macchina fotografica, per studiare l’immagine prima di  dipingerla. Questo strumento scientifico utilizzava una lente regolabile e degli specchi per catturare la luce riflessa e proiettare la scena su uno schermo nel suo coperchio. Vermeer analizzava attentamente le immagini perché esse riproducevano la capacità selettiva dell’occhio umano di mettere a fuoco. Così, se osserviamo attentamente i suoi quadri, solo il soggetto principale e quelli alla stessa distanza sono veramente a fuoco, mentre il resto è leggermente sfocato, come se guardassimo la scena dal vivo. è per questo che guardando le sue opere siamo in casa con La lattaia (in foto), partecipiamo alla lettura della Donna che legge una lettera davanti alla finestra, ammiriamo insieme alle persone sulla riva la Veduta di Delft.

La grande capacità tecnica di Vermeer traspare da tutte le sue opere, ma la sua genialità trova sfogo in modo decisamente esuberante in Ragazza col turbante o Ragazza con l’orecchino di perla, opera bellissima che ha incuriosito i critici come gli amanti delle storie sentimentali. La ragazza è rivolta verso l’osservatore di tre quarti, lo sguardo è languido ma presente, la bocca è umida, socchiusa, e ai più suggerisce un innocente erotismo. E poi c’è quell’orecchino di perla, enorme, spropositato, che da solo raccoglie quasi tutta la luce, e che stona per opulenza con il turbante che invece rimanda ad umili origini. La leggenda vuole che la modella fosse la giovane domestica di casa Vermeer, vera e propria musa dell’artista e suo sogno proibito. La stessa leggenda che viene raccontata nel film La ragazza con l’orecchino di perla, interpretato dall’attrice Scarlett Johansson ed ispirato al romanzo omonimo della scrittrice Tracy Chevalier. La verità non la conosceremo mai.

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Una risposta a “Vermeer, la luce e quell’orecchino di perla.

  1. Solo raramente egli usa i colori rossi. Ma il sangue è qui evocato non per il suo tono ma per la sua sostanza. Quella pesantezza, quello spessore di Veemeer, quella drammatica compattezza, quella crudele profondità di tono ci procura spesso un’impressione che somiglia a quella che si prova vedendo la superficie di una ferita, lucidata e quasi coperta di vernice grassa, oppure vedendo, sul pavimento della cucina, la macchia che vi fa il sangue che cade e si diffonde, sotto la selvaggina appesa
    J.L. Vaudoyer

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