Valencia.

Fine settimana a Valencia. La mia guida recitava “300 giorni di sole l’anno”. Be’, mentre a Roma c’erano 25 gradi e un sole pazzesco (o almeno così mi dicono), a Valencia pioggia pioggia pioggia e mai un raggio di sole, con un caldo umido terribile. Clima a parte Valencia è bella, più “europea” e meno “provinciale” di quanto mi aspettassi. Le architetture di Calatrava sono invece stupefacenti esattamente come mi aspettavo. E continuano a costruire, ripulire, ristrutturare, recuperare, abbellire. Ma quanti soldi hanno? O meglio, noi quanti se ne magnamo invece di spenderli per opere pubbliche? è vero che Valencia non è Roma, ma se nella capitale hanno fatto (e ne continuano a fare) così tante storie per la struttura dell’Ara Pacis, figurati se uno gli andava a proporre la Città della Scienza o palazzi moderni inseriti nel centro storico, quando lo storico è ormai solo un rudere. Chissà. Certo è che a Roma quando vedo rifare una strada, e quasi sempre male, ho l’impressione che stiano rimediando i soldi giorno per giorno, fino a quando, com’è venuto è venuto, chiudono tutto e amen.

Sono partito da solo. Biglietto aereo Ryanair (entrambi i voli puntualissimi!) e hostal in pieno centro sono stati gentilmente offerti dai miei colleghi come regalo di laurea. Era tre o quattro anni che non partivo da solo: Thailandia, tre settimane. Devo dire che è stato strano, non sono più abituato. Prima andavo senza problemi, sapendo che la compagnia non mi sarebbe mancata, anzi avere qualcuno al seguito mi sembrava in parte un peso. Ora invece da solo sto più scomodo. Sarà che non avevo scelto io di partire. Comunque prima o poi un altro viaggio da solo, di quelli veri che durano più di un fine settimana, lo rifarò, magari in Perù o ancora in Australia, stavolta a nord.

Dopo ore e ore a camminare e non avendo nessuno con cui chiacchierare, sabato mi sono infilato al cinema, per costringermi a stare due ore seduto. Ho visto Vicky Cristina Barcelona, mi sembrava appropriato. Vedere Scarlett Johansson doppiata in spagnolo è stato spiazzante. Il film è bello, mi piace la svolta che da qualche anno ha preso Woody Allen, mi piacciono i suoi dubbi cosmici e il modo in cui sceglie di raccontarli.

 

Previsione confermata: maglione di Zara a Roma 49,90 euro; lo stesso maglione a Valencia 35,90. I miracoli dell’euro. 

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4 risposte a “Valencia.

  1. Non ci posso credere hai beccato l’unica settimana di maltempo che abbiamo durante tutto l’anno … la famosa “gota fria” 😀 ed era anche fine settimana di ponte per i valenciani visto che il 9 era festa … quindi hai condiviso la sfiga!
    Zara è un colosso spagnolo mi sembra ovvio che qui costi un pelino meno 😉 (la quasi totalitá dei negozi di abbigliamento dentro ai centri commerciali è del Grupo Zara)

  2. Ancora faccio fatica pure io pensare di aver visto Valencia con l’acqua, anche perché si vede che il mal tempo in città è proprio fuori luogo. … ma se una maglia la fanno in Cambogia e il dazio d’ingresso europeo è per tutti uguale perché deve costare 15 euro (!) di meno? il terziario spagnolo (commessi ecc.) è così basso da giustificare una diminuzione così drastica del prezzo finale? O al contrario, non mi risulta che i commessi italiani guadagnino molto. A me sembra strano. C’è qualcosa che mi sfugge.

  3. Se i commessi italiani guadagnano poco … i commessi spagnoli sta sicuro che guadagnano molto meno. È una delle categorie peggiori in cui cercare lavoro, stipendio bassissimo, orari impossibili, ore extra regalate alle imprese (è lo sport nazionale qui non solo per i commessi) e nessuna garanzia sul contratto, qui anche chi ha un contratto a tempo indeterminato è sempre a rischio figurati i commessi che di solito hanno contratti temporanei di 3 mesi …
    È il lato oscuro del grande boom spagnolo … che comunque ha fatto sboom un anno fa e adesso è crisi nera … quindi ai commessi e affini andrá anche peggio

  4. i boom economici sono sempre più loschi. Comunque, 15 euro di meno su una maglia da 50 mi sembrano ancora troppi, commessi spagnoli a parte, che hanno tutta la mia solidarietà.
    … bisogna tornare ai campi.

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