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Revolutionary Road.

Un bel film. Regia classica, la musica che si mescola bene, quella luce calda e distante che aiuta a immedesimarsi ma contestualizzando. Gli attori sono bravi, tutti, anche e forse soprattutto quelli secondari.
Aldilà dei meriti Revolutionary Road è un film che mi ha infastidito, in senso buono, e continua a tornarmi in mente. Il contrasto fra sogno e realtà, aspirazione e compromesso, giovinezza e maturità, sono tutti temi che a me come a molti lasciano parecchio da pensare. Parafrasando, la battuta che più mi ha colpito è quando la Winslet dice che la verità resta sempre lì, col tempo si diventa solo più bravi a mentire.

Lasciami entrare.

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Quando si va al cinema con gli amici bisogna scendere a compromessi. Però mai avrei pensato che sarei addirittura finito a vedere Lasciami entrare, film vampiresco che ha avuto talmente tanto successo che stanno già preparando il remake.

Il film è ambientato in una tetra e squallida Stoccolma anni ’80 e racconta di un ragazzo di dodici anni colpito nella sua autostima dalle continue vessazioni dei compagni di classe che ha un gran bisogno di vendicarsi. Grazie alla vicina di casa coetanea e vampira troverà conforto e coraggio e nonostante gli omicidi che lei è costretta a compiere per vivere i due si innamoreranno.

Il film “de paura” a me non piace per definizione, non sono un esperto del genere e ho sempre trovato poco coinvolgenti i film basati su eventi fantastici. Lasciami entrare ha comunque dei meriti: la fotografia (Hoyte van Hoytema), le musiche (Johan Söderqvist) e il fatto che la violenza è spesso più immaginata che raccontata.
Il difetto sta, secondo me, alla base. Possibile che una storia sulla difficoltà dell’essere “diversi” debba passare per i vampiri? Passi il genere fantastico, ma non sarebbe stato meglio un pretesto più originale? Viene raccontata la diversità attraverso il solito cliché del vampiro e del ragazzo che ha problemi coi compagni di scuola.
L’apice viene raggiunto dai due buchi sul collo delle vittime nonostante la vampira non abbia i canini aguzzi.

Golden Globes/ La notte di Kate Winslet.

5

Ne ha vinti due. Miglior attrice (Revolutionary Road) e miglio attrice non protagonista (The Reader). Kate Winslet la scorsa notte è stata la regina di Hollywood.
Abito Yves St Laurent, gioielli Chopard.

Vita da star.

Lei è Gwyneth Paltrow sul tappetto rosso del London Film Festival. Abito Ferragamo, pelliccia Felder & Felder. Chissà se terminate le foto ha ringraziato il ragazzo che regge l’ombrello.

Valencia.

Fine settimana a Valencia. La mia guida recitava “300 giorni di sole l’anno”. Be’, mentre a Roma c’erano 25 gradi e un sole pazzesco (o almeno così mi dicono), a Valencia pioggia pioggia pioggia e mai un raggio di sole, con un caldo umido terribile. Clima a parte Valencia è bella, più “europea” e meno “provinciale” di quanto mi aspettassi. Le architetture di Calatrava sono invece stupefacenti esattamente come mi aspettavo. E continuano a costruire, ripulire, ristrutturare, recuperare, abbellire. Ma quanti soldi hanno? O meglio, noi quanti se ne magnamo invece di spenderli per opere pubbliche? è vero che Valencia non è Roma, ma se nella capitale hanno fatto (e ne continuano a fare) così tante storie per la struttura dell’Ara Pacis, figurati se uno gli andava a proporre la Città della Scienza o palazzi moderni inseriti nel centro storico, quando lo storico è ormai solo un rudere. Chissà. Certo è che a Roma quando vedo rifare una strada, e quasi sempre male, ho l’impressione che stiano rimediando i soldi giorno per giorno, fino a quando, com’è venuto è venuto, chiudono tutto e amen.

Sono partito da solo. Biglietto aereo Ryanair (entrambi i voli puntualissimi!) e hostal in pieno centro sono stati gentilmente offerti dai miei colleghi come regalo di laurea. Era tre o quattro anni che non partivo da solo: Thailandia, tre settimane. Devo dire che è stato strano, non sono più abituato. Prima andavo senza problemi, sapendo che la compagnia non mi sarebbe mancata, anzi avere qualcuno al seguito mi sembrava in parte un peso. Ora invece da solo sto più scomodo. Sarà che non avevo scelto io di partire. Comunque prima o poi un altro viaggio da solo, di quelli veri che durano più di un fine settimana, lo rifarò, magari in Perù o ancora in Australia, stavolta a nord.

Dopo ore e ore a camminare e non avendo nessuno con cui chiacchierare, sabato mi sono infilato al cinema, per costringermi a stare due ore seduto. Ho visto Vicky Cristina Barcelona, mi sembrava appropriato. Vedere Scarlett Johansson doppiata in spagnolo è stato spiazzante. Il film è bello, mi piace la svolta che da qualche anno ha preso Woody Allen, mi piacciono i suoi dubbi cosmici e il modo in cui sceglie di raccontarli.

 

Previsione confermata: maglione di Zara a Roma 49,90 euro; lo stesso maglione a Valencia 35,90. I miracoli dell’euro. 

Mamma Mia!

Mamma mia che fatica restare seduti! Io avevo una gran voglia di cantare e ballare. è da questa mattina che non riesco a scacciare dalla mente il desiderio di possedere un paio di zatteroni. Se non ascolto subito qualche brano spacca palle (uno a caso, qualcosa di Masini) stasera mi trovate dal Califfo, noto negozio romano di scarpe per transessuali (via Merulana, verso Termini). Sai che figurone fermandomi al semaforo col motorino, il piede zatterato che spunta dal pantalone nero. E se qualcuno mi guarda dirò semplicemente “ciao, io sono Fernendo”. E Dancing Queen a tutti.

Verità: Meryl Streep può fare qualsiasi cosa.

Oggi divorzio da… Willie Aames.

Willie Aames da giovane era bellissimo. Aveva girato il film Paradise e partecipato alla serie tv Baby Sitter (in originale Charles in Charge). Già da tempo si era imbruttito ma non aveva perso fascino, era ancora sexy. Oggi invece è così…