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Obama-ism.

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Alla Casa Bianca cominciano le gaffes. E i giornali hanno già coniato il termine Obama-ism, che da noi si direbbero “le obamate”.
Ieri il “mio” Presidente ha dato una gran crocca al portellone dell’elicottero.

PS: anche oggi a Roma c’è un tempo di merda. Quasi quasi je lo dico a Obama, chissà che lui non possa fare qualcosa.

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Che Bulgari!

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Questa sera mi sono fatto due Bulgari grossi così! O meglio, mi sono bevuto 4 bicchieri di prosecco da Bulgari, gioielleria a via dei Condotti. L’occasione era l’aperitivo organizzato per “beneficenza”, durante il quale loro ti davano un anello d’argento firmato e tu, piccolo cuore di bambi, gli consegnavi 290 euro (di cui 50 vanno a Save the Children) e ti sentivi immediatamente più buono. Oppure più povero, o anche più coglione.
Il vippume presente era sconcertante. Ogni tanto mi giravo attratto dal cicaleccio degli scatti delle macchine fotografiche e non riconoscevo nessuno. Una tipa, con vestito giro fica di raso tutto scollato, commenta mentre si fa fotografare: “pensavo fosse una seratina fra amici”. Ora si spiega perché sei in giro di giovedì pomeriggio mezza nuda!
Il personaggio più noto, almeno per me, era la Pampanini, che stava quasi per soccombere al peso della sua stessa pelliccia. Nonostante si regga in piedi per un misterioso gioco di prestigio sembra una donna sveglia e c’è ancora chi la avvicina dicendole che è sempre la più bella.
Dopo aver visto le manette e la sella da cavallo di Gucci e i fiori di Armani, pensavo di aver esaurito il campionario di oggetti firmati a tutti i costi. Mi sbagliavo. Bulgari batte tutti, con il tubo porta palline da tennis in argento. Lo voglio!
Per fortuna è arrivata W. Ancora un bicchiere e via, mentre un gruppo di giapponesi tentava l’ingresso senza invito. Che classe, che chic, che Bulgari!

Basilica di San Clemente.

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La basilica di San Clemente è stata una sorpresa. Ne avevo sentito parlare ma non mi aspettavo fosse così bella. Sta fra via Labicana e via di San Giovanni in Laterano; insomma poco distante dal Coming Out, uno dei bar gay più famosi di Roma, proprio di fronte la gelateria degli orsi (dove ronzava con l’occhio furbo un prete della basilica – domenicani irlandesi).

La basilica è dedicata a Clemente, terzo pontefice della storia (88-97 d.C) che secondo la leggenda dopo esser stato esiliato in Crimea fu gettato nel Mar Nero legato ad un’ancora.

Tre strati: edifici della fine del I secolo (una casa romana, un tempio Mitriaco), la basilica del IV secolo e sopra tutto la basilica del 1100 circa. Quest’ultima conserva al centro la splendida Schola Cantorum (del 500) mentre subito a sinistra dell’ingresso principale c’è la cappella tirata a lucido dedicata a Santa Caterina. Poi si scende (pagando 5 euro) verso la basilica più antica, con bellissimi affreschi (fra cui quello che riporta la prima iscrizione in italiano volgare) illuminati da un originale sistema di lampade. Al piano più basso, quello delle costruzioni romane, c’è anche una fonte.

Insomma, è assolutamente da vedere, anche solo per fare un giro nell’atrio, a quanto pare l’unico atrio medievale ancora esistente a Roma.

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Apertura: 9-12.30 e 15-18.30. La domenica apertura alle 10.
Da ottobre a marzo fino alle 18

Albero di Natale.

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Se le placche alla gola mi lasceranno per tempo, il prossimo fine settimana sarò a Napoli. E l’albero? Si sa che la noia è tanta quando si sta a casa malati, quindi quale occasione migliore se non questa per fare l’albero di Natale in anticipo?! 
Pure l’anno scorso ho fatto l’albero. Dopo due giorni, colto da ira, l’ho smontato e ho rimesso tutto nell’armadio. Allora stavolta ci ho pensato bene. L’ho guardato un po’, ho fatto finta che mi stesse fra i piedi per simulare la mia reazione e solo dopo mi sono convinto; ok lo faccio. Con la speranza di non buttarlo giù dal balcone prima del Santo giorno. Alla fine è pure venuto bene, mi piace. Con le palline di seconda mano a 20-50 centesimi comprate al negozio dell’usato sotto casa. Palline che hanno una storia alle spalle, mica come quelle stra-chic di Vertecchi (che dopo che gl’hai mollato na piotta nun c’hai addobbato manco du zeppi).
Ora toccherà cominciare a pensare ai regali. Che disgrazia. In momenti di magra come questi io sono sempre più portato a buttarmi sull’enogastronomico, almeno se magna.

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Mercatino di Natale svedese.

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Ogni anno per un fine settimana si tiene un mercatino di Natale nella residenza del parroco protestante svedese. Il posto era a Parioli e la casa, in una vietta privata, era pazzesca, con tanto di qualche mobile Ikea vintage. Fra bionde stangone stagionate si potevano acquistare decorazioni a forma di renna, gnomi, candelabri, oppure bersi un glögg e mangiare dolci alla caffetteria. Niente palline però. Chissà perché non ce n’era nemmeno una. Pazienza, a me S. ha regalato tre stelline di bamboo 🙂
Il 13 dicembre la comunità svedese festeggerà Santa Lucia. 

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Oggi a casa con 38 di febbre. Non è possibile che mi ammali una volta al mese! Bastaaaaa! … dal dottore alle 16.

Esprimi un desiderio…

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Questa cappella si trova al quartiere San Lorenzo e nonostante passi spesso da quelle parti non l’avevo mai vista, forse l’avevo scambiata per un ambulatorio. Mi fa strano vedere un posto dove si prega con la saracinesca. Comunque, un tempo i Benedettini predicavano ora et labora, oggi invece “riposa e prega” mi sembra decisamente al passo coi tempi.
Anche io ho dei desideri che ci vorrebbe giusto un miracolo perché si esaudiscano. Fammi pensare, fra le cose più urgenti, vorrei cambiare lavoro… e vorrei che Amy Winehouse si rimettesse la crocca e si lavasse le mani.

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Valencia.

Fine settimana a Valencia. La mia guida recitava “300 giorni di sole l’anno”. Be’, mentre a Roma c’erano 25 gradi e un sole pazzesco (o almeno così mi dicono), a Valencia pioggia pioggia pioggia e mai un raggio di sole, con un caldo umido terribile. Clima a parte Valencia è bella, più “europea” e meno “provinciale” di quanto mi aspettassi. Le architetture di Calatrava sono invece stupefacenti esattamente come mi aspettavo. E continuano a costruire, ripulire, ristrutturare, recuperare, abbellire. Ma quanti soldi hanno? O meglio, noi quanti se ne magnamo invece di spenderli per opere pubbliche? è vero che Valencia non è Roma, ma se nella capitale hanno fatto (e ne continuano a fare) così tante storie per la struttura dell’Ara Pacis, figurati se uno gli andava a proporre la Città della Scienza o palazzi moderni inseriti nel centro storico, quando lo storico è ormai solo un rudere. Chissà. Certo è che a Roma quando vedo rifare una strada, e quasi sempre male, ho l’impressione che stiano rimediando i soldi giorno per giorno, fino a quando, com’è venuto è venuto, chiudono tutto e amen.

Sono partito da solo. Biglietto aereo Ryanair (entrambi i voli puntualissimi!) e hostal in pieno centro sono stati gentilmente offerti dai miei colleghi come regalo di laurea. Era tre o quattro anni che non partivo da solo: Thailandia, tre settimane. Devo dire che è stato strano, non sono più abituato. Prima andavo senza problemi, sapendo che la compagnia non mi sarebbe mancata, anzi avere qualcuno al seguito mi sembrava in parte un peso. Ora invece da solo sto più scomodo. Sarà che non avevo scelto io di partire. Comunque prima o poi un altro viaggio da solo, di quelli veri che durano più di un fine settimana, lo rifarò, magari in Perù o ancora in Australia, stavolta a nord.

Dopo ore e ore a camminare e non avendo nessuno con cui chiacchierare, sabato mi sono infilato al cinema, per costringermi a stare due ore seduto. Ho visto Vicky Cristina Barcelona, mi sembrava appropriato. Vedere Scarlett Johansson doppiata in spagnolo è stato spiazzante. Il film è bello, mi piace la svolta che da qualche anno ha preso Woody Allen, mi piacciono i suoi dubbi cosmici e il modo in cui sceglie di raccontarli.

 

Previsione confermata: maglione di Zara a Roma 49,90 euro; lo stesso maglione a Valencia 35,90. I miracoli dell’euro.